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La filosofia è meraviglia

Filosofia è meraviglia: la spinta profonda e autentica che ci spinge verso la ricerca

Quanto siamo ancora in grado di meravigliarci? La vera domanda potrebbe essere ancora più radicale: siamo ancora in grado di meravigliarci, cioè di rimanere a bocca aperta e senza parole di fronte a tutto ciò che ci circonda?

Ho già affrontato il tema del senso del filosofare dal punti di vista della ricerca del fondamento delle cose, del non fermarsi alle prime apparenze, dell’esercizio del pensiero critico. Con questo articolo voglio soffermarmi sul moto interiore che ci spinge alla ricerca filosofica.

La filosofia, la ricerca del senso

La citazione è in una delle pagine più celebri del grande filosofo di Stagira. Aristotele considerava, e non è stato l’unico né il primo, basti pensare a Platone, la meraviglia come il fattore, la motivazione più forte che ha spinto l’essere umano sulla strada della conoscenza. Certo, la scienza aristotelica è stata superata già da qualche secolo, ma la domanda esistenziale resta.

Filosofia è meraviglia Viaggio nell'umanesimo

Essendo una domanda esistenziale, mi piace sviluppare il tema non solo con un taglio filosofico, ma anche più attento alla quotidianità. Indaffarati dalle mille attività che ci tengono impegnati tutti i giorni, che siano il lavoro, la famiglia, gli amici, gli hobby e i passatempi, la nostra vita è talmente piena,  quasi satura, che quasi tutto quello che facciamo lo diamo per scontato: non c’è tempo per fermarsi a riflettere e meravigliarsi, Ma così rischiamo di perderci il meglio.

Non potrebbe essere altrimenti. Ormai tutto è catalogato, schematizzato, valutato, misurato, etichettato, che sembra non ci sia più nulla da scoprire per cui valga la pena meravigliarsi.

Infatti gli uomini, sia da principio sia ora, hanno cominciato a esercitare la filosofia attraverso la meraviglia.

Aristotele – La metafisica 982 b 12

E per meraviglia non intendo quando ci troviamo senza fiato davanti a qualcosa di bello. Non mi sto riferendo al sentimento estetico, ma a quel sentimento che si prova di fronte al semplice fatto di esserci e che qualcosa ci sia. La meraviglia che qualcosa si dia la pena di esistere. Che esista qualcosa piuttosto che nulla.

La grande domanda filosofica

Qualcosa esiste invece che nulla. In fondo sembrerebbe un’affermazione così scontata, se non altro perché per poter affermare ciò deve necessariamente esistere qualcosa. Un po’ la conclusione del percorso del pensiero cartesiano sul dubbio. Posso dubitare veramente di tutto, ma per dubitare devo esistere. 

Ma non è tanto sul fondamento del razionalismo cartesiano che vorrei soffermarmi, ma sul tema della meraviglia che apre alle domande filosofiche, prima delle quali quella sull’esistenza. Ma anche tutte quelle domande a cui non è possibile dare una risposta certa e definitiva, quelle per esempio quelle che sono l’oggetto delle antinomie kantiane. Cosa possiamo dire sull’infinito, sul tempo, sull’eternità, sul libero arbitrio? Il mondo è frutto del caso, è governato dal caso, o c’è un disegno e un fine? Io provo sempre un senso di meraviglia di fronte a questa domande.

Filosofia è meraviglia Viaggio nell'umanesimo

Credo che ogni tanto ci faccia bene recuperare quell’attitudine quasi infantile di chiedersi il perché di tutto. In questo modo possiamo provare a dare una senso persino alle cose che ci sembrano normalmente insignificanti o di poca importanza.

Qualsiasi cosa ci tenga occupati, vale la pena provare ogni tanto a fermarsi, guardare con curiosità e senza sovrastrutture ciò che abbiamo davanti e meravigliarci. Questo atteggiamento riesce a dare spessore filosofico a qualsiasi cosa o questione, anche quella apparentemente più banale. Non esistono argomenti che non possano essere trattati filosoficamente!

Alla fine provare a porsi la domanda più importante e umana, non avendo paura di porsela anche se è senza una risposta garantita: la domanda sul senso.