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Sostenibilità

Sostenibilità: un termine che può essere inteso in molti modi

Sostenibilità è un termine molto in uso negli ultimi anni e può avere un campo di applicazione molto vasto. Il primo significato che mi richiama alla mente si riferisce all’impatto che un’azione umana, individuale o sociale, può avere. Se tale impatto produce maggiori benefici che costi, intesi non solo in senso economico, possiamo dire che l’azione umana sia sostenibile. Va da se che una tale definizione può avere un campo di applicazione praticamente infinito. Qualsiasi azione umana ha un impatto che può essere ambientale, economico, sociale, psicologico, politico etc., oppure un misto di questi fattori.

Sostenibilità ambientale

È indubbio che uno degli ambiti di questo termine per il quale il suo uso è entrato nel linguaggio comune sia la sostenibilità ambientale. Ogni attività messa in atto dagli esseri umani ha un impatto sull’ambiente da quando l’uomo ha fatto la sua comparsa su questo pianeta. L’essere umano, a differenza degli altri animali, fin da subito si è distinto per la sua capacità di trasformare il mondo. All’inizio questa trasformazione ha riguardato l’utilizzo di certi oggetti naturali come strumenti. Poi questa trasformazione si è affinata sempre più, modificando l’ambiente sempre più profondamente. Tutto ciò con il fine di migliorare la propria condizione e allontanarsi dallo stato di natura.

Così siamo passati, in pochi millenni, dalla scoperta dell’agricoltura alla rivoluzione industriale, con un’accelerazione impressionante del progresso tecnologico. Ma, a mano a mano che abbiamo potenziato la nostra capacità di trasformare il mondo, anche l’impatto sull’ambiente è aumentato progressivamente. Siamo arrivati al punto che il progresso tecnologico ed economico, se non gestiti bene, possono mettere in discussione la stessa esistenza della civiltà umana.

Ci sono vari fenomeni che ci stanno indicando questo possibile destino: lo sfruttamento intensivo delle risorse naturali, l’inquinamento, il riscaldamento globale, la possibilità di annientamento con l’uso di armi nucleari.

Ho già trattato del rapporto tra ecologia e antropocentrismo, sostenendo che non ci sia alcuna contraddizione tra i due termini. Il problema non è tanto la natura umana distruttiva, ma la responsabilità del sistema economico industriale, che ha come obiettivo unico il profitto e l’accumulazione del capitale. Tra l’altro, il termine stesso ambiente, come il luogo in cui ci muoviamo – in tedesco Umwelt, il mondo intorno letteralmente – presuppone l’interazione tra soggetto umano e tutto ciò che lo circonda. Sono assolutamente dell’idea che una convivenza pacifica tra uomo e ambiente sia possibile, in quanto siamo anche noi parte del tutto.

Volendo dare credito al Principio Antropico, l’evoluzione dell’Universo sarebbe finalizzata a vedere comparire un osservatore cosciente. Questo osservatore cosciente sarà anche custode dell’Universo (e più in piccolo dell’ambiente terrestre) di cui è parte integrante.

Sostenibilità economica e sociale

Quando si parla di sostenibilità economica, si punta maggiormente sull’aspetto economico ovviamente. L’azione umana, per essere sostenibile economicamente, dovrebbe portare a un incremento delle risorse finanziarie e alla capacità di poter spendere tali risorse. Nel primo caso, si tratta dell’attività imprenditoriale, privata o pubblica, che ha lo scopo del profitto e della sua crescita. La sostenibilità in termini di capacità di spesa riguarda invece il costo dello stato sociale in modo che non vada a deprimere l’economia. È chiaro che si tratta di un argomento estremamente complesso in cui si giocano visioni del mondo alternative.

Quella che sta prevalendo, da una trentina di anni a questa parte, è la versione neoliberista. Questa considera il welfare un intralcio alla libera azione del capitalista. Il fatto che in queste condizioni il benessere non  si diffonde universalmente non sembra scalfire il credo dei sostenitori del pensiero unico neoliberista. Per loro solo questo modello mercantilista è realmente sostenibile economicamente. E ciò nonostante l’evidenza che le disparità si stanno accentuando anche nei paesi più ricchi e avanzati.

Ma inoltre la sostenibilità economica può essere vista in modo diverso a secondo dell’interpretazione del soggetto e della sua scala di valori. Ben diverso sarà il concetto di sostenibilità di un imprenditore dell’automotive  rispetto al punto di vista di un ambientalista. Che facciamo dei posti di lavoro di queste aziende se non si riesce a rinnovare il parco auto circolante in pochi anni? Risulta così evidente il collegamento che c’è tra attività economiche e sostenibilità sociale. Fino a che punto il libero mercato funziona come generatore automatico di benessere?.

Il concetto di sostenibilità, per avere un senso nell’ottica del Nuovo Umanesimo, non può essere considerato in maniera unilaterale. Ogni azione umana ha delle conseguenze e la sostenibilità deve valutarle tutte e non solo una parte.

Ma il tema non è solo quello della creazione e redistribuzione della ricchezza. Quale può essere la sostenibilità, a livello sociale e personale, di un modello così centrato sulla competizione, sulla prestazione e sui risultati economici? Ritmi di lavoro insostenibili, ansia da prestazione, rapporti tossici improntati alla sopraffazione reciproca, incapacità di gestire il tempo e i confini tra vita privata e lavorativa: la sostenibilità sociale ha a che vedere con tutti questi problemi.

Sostenibilità personale

Qui il discorso si fa ancora più complicato, perché ciò che ogni persona può considerare sostenibile è naturalmente oggetto di un giudizio soggettivo. In ogni caso non vorrei tralasciare questo argomento qui che si parla di Umanesimo legato soprattutto all’esistenza concreta e alla vita quotidiana delle persone. La sostenibilità personale non può che passare attraverso una vita fatta di relazioni umane sane, del giusto rapporto tra vita privata, sociale e lavorativa, dai giusti ritmi che le proprie attività quotidiane hanno per il benessere personale. È indubbio che i parametri per misurare tale sostenibilità in questo caso siano diversi da persona a persona.

C’è chi si sente realizzato quasi totalmente nel lavoro e troverà assolutamente sostenibile dedicarvici una grossa parte del proprio tempo. Qualcun altro, preferirà dedicarsi di più ai propri affetti, alle passioni e hobby e avrà un concetto diverso della sostenibilità per se stesso. A livello lavorativo, non è facile trovare il giusto equilibrio tra sostenibilità psicofisica, determinata dai carichi di lavoro, e sostenibilità economica, cioè avere un reddito che garantisca una vita dignitosa e la soddisfazione dei propri bisogni, che possono variare molto dal punto di vista individuale. Una persona abituata a un tenore di vita molto alto avrà bisogno di un reddito adeguato a questo tenore e il suo concetto di sostenibilità economica sarà ben diverso da chi si accontenta di un tenore di vita più modesto.

Anche conciliare il proprio modo di concepire la sostenibilità personale con quella della realtà sociale in cui opera non è semplice. Provo a fare un esempio per rendere più chiaro quello che voglio dire. Un’azienda deve pagare di più le ore di straordinario, così come è previsto nei CCNL (Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro). Per un lavoratore, proprio perché l’aumento del carico di lavoro produce maggior fatica e stress psicofisico, è giusto vedersi corrispondere una paga oraria maggiore per le ore eccedenti l’orario settimanale. Per un’azienda, per il naturale calo di efficienza che un lavoratore avrà dopo un certo numero di ore, queste ore eccedenti hanno un valore minore perché la produttività è per forza di cose più bassa.

Nuovo Umanesimo e sostenibilità. quanto è sostenibile l’economia capitalista?

Quanto scritto finora, compreso l’ultimo esempio sul valore delle ore straordinarie di lavoro, può farci capire la complessità di implicazioni che può dare l’analisi del significato della parola sostenibilità. Secondo le idee del Nuovo Umanesimo, che cerco di promuovere qui, è chiaro a questo punto che il concetto di sostenibilità non può mai riguardare un aspetto isolato di qualsiasi contesto, dal più piccolo a livello individuale, al più grande, riguardante organizzazioni complesse o gli Stati o addirittura, associazioni di Stati come l’Unione Europea o l’ONU. Non si può isolare un aspetto dell’azione umana per valutarne la sua sostenibilità senza considerare tutto il contesto in cui tale azione è compresa.

Un’azienda può implementare politiche di benessere e sostenibilità tra i propri dipendenti, ma aprire a collaborazioni con altre aziende che rispettano poco questi parametri per il solo fine di ridurre i costi. Oppure possono rispettare i parametri di sostenibilità sociale e produrre beni che sono nocivi per l’ambiente, magari armi. Queste aziende saranno sostenibili al loro interno, ma molto meno a livello globale.

Anche con gli Stati si potrebbe fare lo stesso ragionamento. Un esempio calzante è stata la decisione di quasi tutti i Paesi europei di alzare, e di molto, la quota di PIL destinata alla difesa, che quasi naturalmente, soprattutto per i Paesi più indebitati, avrà pesanti ricadute sulla spesa sociale. Quanto sarà sostenibile questa ripartizione delle risorse finanziarie degli Stati decisa per difenderci da un presunto nemico?

Esempi più terra terra si possono fare a livello della quotidianità. La sostenibilità ambientale delle abitazioni deve essere una prerogativa solo di chi si può permettere di investire una quota del proprio reddito in pannelli fotovoltaici o pompe di calore? Oppure, se pensiamo ai trasporti privati, chi può realmente permettersi di sostenere la sostituzione frequente della propria auto, che magari in molte zone è l’unico mezzo per recarsi al lavoro quotidianamente, in modo da essere in regola con i sempre più stringenti vincoli ambientali da rispettare soprattutto per entrare nelle città?

In questi casi la sostenibilità ambientale, se non accompagnata da politiche di equità sociale, rischia di diventare una nuova forma di discriminazione di classe.

Ma il problema più importante è riuscire a comprendere la sostenibilità di un sistema economico basato sulla crescita economica continua infinita – che per sua natura è impossibile – e sullo sfruttamento delle risorse del pianeta, oltre che del lavoro salariato. Per quante belle parole si spendano sulla questione della sostenibilità, se non si affrontano e risolvono questi problemi, sono tutti discorsi destinati a rimanere vuoti. Il punto di fondo della questione è rispondere alla domanda: quanto può essere realmente sostenibile l’economia capitalistica?